Let it snow...

lunedì 25 febbraio 2013

...sì, lasciamo che nevichi...ma con la teiera bella al calduccio;-)!
 
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 Da un maglione infeltrito, un copri teiera.



 Ciao, alla prossima!

lavorare la camera d'aria/2:un incastro semplice semplice

martedì 19 febbraio 2013


Oggi vorrei proporvi la realizzazione di un contenitore in camera d'aria molto semplice, che può poi essere utilizzato  in un'infinità di modi (qui raccoglie due barattoli di colori, ma può diventare portavasi, portagomitoli,raccogli-giocattoli...il solo limite è la fantasia) e "disteso" quando non serve più.


Bisogna partire da un pezzo di camera d'aria piatto (alcune camere d'aria rimangono panciute dopo essere state gonfiate:non sono adatte per questo tipo di lavoro), ricavarne un rettangolo e poi praticare i tagli indicati in foto. Spero si capisca, perchè è molto più difficile da spiegare che da fare!

Un consiglio:per le prime prove può essere utile una scatola già fatta da usare come misura;il fondo è il rettangolo centrale, i lati sono quello superiore ed inferiore e i due laterali. i quadrati che avanzano,quelli parzialmente tagliati a metà, terranno insieme il tutto.



una volta tagliato, ripiegare...



...et voilà!

Ditemi se è comprensibile, grazie!

Una borsa (anche) per lui

mercoledì 13 febbraio 2013

Da tempo mi viene chiesto di realizzare anche qualcosa di maschile (aiuuuuto!!!!) così, finalmente, ci ho provato:


Non avendo idea di che cosa possa mettere un uomo nel proprio borsello, ho preso come riferimento gli uomini di casa: il marito mette nel marsupio il portafogli, il portamonete e una bustina di antidolorifico per le emergenze; il borsello del figlio più grande è decisamente più ricco:borraccia, fazzoletto, alcune castagne di ippocastano, alcune samare (i frutti-semi dell'acero) raccolti l'autunno scorso, un gormito, qualche pezzo Lego, sassi e legnetti...
...per non sbagliare, quindi, ho messo una fodera con varie tasche, ricavata da materiale di recupero, che riprende i colori della camera d'aria utilizzata (e che non riesco a fotografare!):

Ovviamente immancabile la tracolla regolabile, fissata ai lati del borsello con una cucitura a mano:



Bye!

Come lavorare la camera d'aria /parte 1

giovedì 31 gennaio 2013

Con questo post inizio una piccola serie di appuntamenti per  provare a rispondere a tutte quelle persone che mi chiedono  "...ma come fai???" e anche, spero, per riempire un poco il vuoto di informazioni in merito all'argomento. Quando io ho iniziato a lavorare la camera d'aria, circa due anni fa, si vedevano pochissime borse in giro per la rete e zero informazioni. Ora ci sono molte più borse (e non solo), forse perchè l'eco-design e l'eco craft stanno diventando sempre più "di moda" ma le informazioni sul "come" ancora scarseggiano!

Vi invito a dare un'occhiata a questo link per vedere incredibili opere di "tire art"!

Dunque...dove eravamo rimasti? Ah, ecco.
Queste sono alcune delle camere d'aria che ho recuperato dal gommista, pronte per essere lavate.

La forbice che ho usato per tagliarle vi dà l'idea delle dimensioni.

Prima di procedere al lavaggio è bene avere un'idea di che cosa vogliamo ottenere e di quanta gomma ci servirà, in modo da poterci ritagliare solo la parte necessaria, specie quando si ha a che fare con camere d'aria molto grandi e ingombranti, come quella che vedete tagliata qui sopra. Per le altre  è sufficiente effettuare un taglio in senso radiale (perpendicolare alla curvatura, in modo da ottenere un "tubo") perchè l'acqua possa entrare e uscire agevolmente.

A questo punto, dopo aver adeguatamente tagliato, io passo alla prima fase di lavaggio: effettuo una prima sgrossatura con acqua calda e soda caustica (vanno assolutamente indossati guanti robusti, è preferibile lavorare in un luogo ventilato  proteggendo anche occhi e vie respiratorie!!!), poi passo un detergente acido -tipo un detersivo per piatti- sempre con acqua calda, e faccio asciugare.

Dopo questo lavaggio non solo la camera d'aria diventa maneggiabile anche senza guanti (e senza rischio di sembrare uno degli spazzacamini di Mary Poppins!!) ma, con un minimo di esperienza, si è in grado di valutare la qualità della gomma che abbiamo fra le mani:alcune camere d'aria non perderanno mai il cattivo odore e/o sporcheranno indefinitamente, per cui vanno scartate prima di perderci troppo tempo,mentre altre si riveleranno al tatto e all'occhio (e al naso!) decisamente più piacevoli, perfino simili al pellame...ed è con queste che si lavora!

Ciao, alla prossima!


Le prime semine

lunedì 28 gennaio 2013

Ogni volta, dopo i disastri orticoli delle stagioni precedenti mi dico "mai più! Non voglio più sapere nulla di orti e fiori e tutto il resto!" ma poi arriva il momento in cui proprio si risveglia qualcosa e "devo".

Devo mettere mano a paletta, terriccio e semi!

Ho preparato alcuni vasi con gli alchechengi, per la felicità dei piccoli...







...e anche alcuni con pomodorini da vaso (vedremo che cosa succederà:ho intenzione di metterli davanti a casa dove d'estate, c'è una temperatura da forno.Lo scorso anno i pomodori sono sopravvissuti ma hanno fruttificato pochissimo, un po' -credo- per problemi di impollinazione e un po' per una difficoltà nella maturazione dei frutti che non so ben spiegare):

...infine -ma questo è solo l'inzio ;-)- tante biete da coste "arcobaleno": sono belle, buone e perfette da mescolare ai fiori. Conto di riuscire a tenerle come perenni, come faccio con le altre biete da costa.

Ovviamente, che cosa potevo usare come segna-semina se non dei pezzetti di camera d'aria?!?





E, mentre io faccio progetti orticoli strampalati (con buona pace delle cataste di manuali di permacoltura, forest gardening, edible landscaping etc etc che hanno invaso la cucina)


...i figli si divertono a seminare i Lego :-DDD!!!






Ciao ciao!!

Tutorial mostruoso:il libro dei mostri di Harry Potter

martedì 15 gennaio 2013

 Esco dal mio letargo per un attimo (letargo tra l'altro favorito dal PC in panne) per proporvi un riciclo..."spinto", perchè, per realizzare questo regalo per i miei tre bimbi, ho nientemeno che...riciclato un orsetto di peluches! Anzi, due, perchè di uno ho usato la pelliccia e gli occhi, dell'altro solo i due occhi.



Se volete realizzare qualcosa di simile, vi serviranno inoltre:
-un vecchio libro
-altra pelliccia, oppure lana cotta come nel mio caso:le misure sono quelle del libro aperto più qualche centimetro per dare "irregolarità".
-pasta modellabile di qualsiasi tipo oppure feltro nei colori bianco e rosa, per denti e gengive. Io ho ritagliato e dipinto due pezzetti di camera d'aria (questa non manca mai!)

-qualche avanzo di tessuto, più o meno delle dimensioni della copertina del libro che avete scelto (la metà del feltro, per capirci), che servirà per confezionare le "alette". Il mio libro dei mostri è in realtà una copertina che può essere sfilata e fatta indossare ad un altro libro di dimensioni simili.
-poco materiale da imbottitura, diciamo due pugni. Quello dell'orsetto riciclato dovrebbe essere sovrabbondante.
-per la scritta, io ho usato l'immancabile camera d'aria dipinta con colori acrilici, un'alternativa può essere la gomma crepla.


Non ho fatto foto del procedimento perchè ho realizzato tutto in fretta e furia , oltre che di nascosto, spero però che i DISEGNINI (ecco un altro particolare mostruoso, oltre al soggetto e alla pelliccia dell'orsetto!) siano sufficienti a darvi un'idea;-)!

Ciao!

Riabitare la realtà:un meraviglioso regalo di inizio anno

lunedì 31 dicembre 2012

Lo aspettavo da tempo ma, ora che è fra le mie mani,regalo della mia cara amica Arianna, capisco che questo è più di una buona lettura. Un po' anche mi spaventa, perchè credo che, dopo aver letto e "vissuto" questo libro, niente potrà più essere lo stesso, in ogni caso.
Quindi, se volete osare e, davvero, scaldare il vostro cuore e quello dei vostri cari , tenete presente che è finalmente uscito il libro di Freya Mathews "riabitare la realtà".


http://www.greenspirit.org.uk/resources/FreyaMathews.shtml

 E' un libro che parla di filosofia ma di filosofia incarnata nel reale, nell'esperienza  pratica dell'autrice, quindi risulta decisamente "leggibile" anche da parte di chi non familiarizza molto con il genere (tipo me).

Rubo un estratto dall'introduzione di Etain Addey, contadina e bioregionalista:

http://blog.ilcambiamento.it/noialtre/2012/03/19/ho-incontrato-etain-addey/

In questo momento, è comune a molte persone delle società moderne la sensazione di essere in un vicolo cieco, circondati da grandi problemi ambientali, sociali ed esistenziali e soprattutto di essere privi di una cultura fertile che ci accomuni nella ricerca della via d´uscita. Non sappiamo più neanche cosa sia la cultura, cosa la nutra, da dove venga: ovunque guardiamo, vediamo riflesso negli altri lo smarrimento e il senso di impotenza.

Quello che invece comincia a diventare chiaro è che rappezzare il nostro povero abito non basti, bisogna indagare le basi filosofiche della modernità, le sue premesse metafisiche, domandarci con coraggio se non sia proprio il taglio dell’abito a essere sbagliato.

In Riabitare la realtà, Freya Mathews ci rivolge un invito assolutamente radicale per noi moderni: sperimentare, nella nostra personale vita quotidiana, la possibilità che il mondo fisico, il luogo dove viviamo, parli direttamente a noi, parli “con sorprendente, poetica precisione e inventiva”.


È molto difficile per noi occidentali immaginare un dialogo del genere, un dialogo abbandonato forse proprio nel momento della nascita della nostra tradizione filosofica, nel momento storico della separazione materia-mente. Mathews non ci invita a una fusione romantica, a una participation mystique, ma offre uno sguardo ragionato su possibilità dimenticate da molti secoli in Occidente e racconta alcune sue esperienze personali per indicare possibili interazioni dialogiche. Ci fa osservare che se il mondo ci risponde, nel suo linguaggio di fenomeni fisici, di corpi e situazioni, questa risposta è già “una rivelazione metafisica del più alto livello ... un ricco punto di partenza per ulteriori esplorazioni filosofiche.” 

E ancora :

La prima parte del libro introduce alla visione non-dualista e la contrasta con i risultati del dualismo insito nelle premesse della modernità: il capitalismo, il consumismo, la mercificazione, il “progresso” e lo “sviluppo”, la nostra profonda solitudine esistenziale, la nostra povertà culturale. Quelle culture indigene che non hanno subito gli effetti della modernità vedono ancora il singolo muoversi in un flusso più grande di lui, accolto dal cosmo in un dialogo costante.

Mathews esamina la differenza fra l´indigeno che abita il suo luogo con la devozione di chi si sente abbracciato dal mondo e la persona moderna che, sradicata dal terreno e quindi dalla fonte della cultura, è costretta a inventarsi la propria vita in un monologo solitario, fatto di astrattezze invece che dell’abbraccio del mondo."



La seconda parte di Riabitare la realtà spazia fra esperienze che illuminano alcuni aspetti della filosofia panpsichista di Mathews. racconta la vita nella fattoria di Julia per riflettere su come l´antico principio della fertilità sia in verità un filo narrativo che rende possibile la continuazione del mondo. esplora addirittura la possibilità che l’unità fisica dell’Universo sia di natura poetica, che sia la poesia a reggere le leggi della fisica.

Siamo in terreni magici, ma Mathews tiene i piedi per terra anche quando fa il resoconto di un colloquio sul senso del luogo tenuto in australia centrale alla presenza di una trentina di accademici, persone aborigene, artisti, musicisti e personaggi locali. Dopo alcuni giorni passati insieme, gli avvenimenti di Hamilton Downs portarono i partecipanti alla conclusione che “era il territorio ad avere in mano il copione”. Le risposte ricevute dal mondo furono sorprendenti e assolutamente personali: “Vuoi conoscere la natura della realtà - sembrava dire il luogo - bene, allora, prima che io possa darti delle risposte, dovrai raffinare le tue domande. Guardiamo i segreti nel cuore di chi chiede.” 


Sono pochi i filosofi che osano suggerire una prassi per la vita quotidiana: qui ci troviamo di fronte a una pensatrice seria che recupera la fonte traboccante della cultura nella terra sotto i nostri piedi e ci dice che il sé “parla al suo luogo, il luogo è il suo rifugio, il suo santuario, la sua casa del cuore; mette in comunicazione il suo percorso con la poesia. Il sé appartiene al luogo ... il sé è il suo indigeno.” 

...Che possiamo tornare a lasciarci abbracciare dal mondo, allora:è questo il mio agurio per tutti noi per questo nuovo anno!
Un abbraccio anche  da parte mia,

Deanna


Feste serene...

martedì 25 dicembre 2012

Una foto dal web, perchè il collegamento USB è K.O. e non posso accedere alle mie fotooo:-(!
...a tutti voi e buon travaso nel nuovo anno!

Un semplice ceppo per Yule

giovedì 20 dicembre 2012

Domani sarà il solstizio d'inverno, il giorno più corto e più buio dell'anno dopo il quale la luce ricomincerà pian piano a crescere, crescere...fino al prossimo solstizio, quello d'estate. E' facile capire come mai la festa di Yule (che per i Celti significa "ruota") sia stata celebrata almeno fin dal neolitico e immagino che sia stata la luce elettrica, disponibile a tutte le ore, a togliere (insieme a tanta fatica?) la magia di questi giorni di passaggio...
Ma credo anche che chiunque non sia totalmente alienato dalla natura ed abbia voglia di guardarsi intorno con l'animo aperto possa riuscire a cogliere la ciclicità del tempo alla quale Yule (la Ruota!) ci rimanda, nonostante la nostra cultura sia basata su un concetto di tempo lineare, con un inizio ed una fine. 
Ma bando alle ciance e veniamo al dunque:questa mattina, approfittando del valido aiuto del figlio piccolo rimasto a casa da scuola (grazie!) ho preparato questo ceppo che bruceremo domani, nonostante le rimostranze degli altri figli che gli si sono ormai affezionati. Sarà una piccola fiamma che rischiarerà il buio di quel giorno cortissimo!

 

Ovviamente, il ceppo così decorato può essere utilizzato anche come centrotavola durante le feste natalizie!

Del rito tramandato per il ceppo, mi piace particolarmente un particolare:mentre il legno brucia (tenetevi forte, specie se avete bimbi per casa)...non si può lavorare ;-)!!!
Inoltre, dovrebbe essere ricevuto in regalo ma per quest'anno sorvolerò sulla questione (oppure niente ceppo!).

Per realizzare il ceppo decorato ho usato:
un ceppo (ovvio. Vorrebbe di quercia ma si fa come si può)
due legnetti da utilizzare come "piedistalli"
un paio di chiodi più un martello per fermare i legnetti sul ceppo
piante sempreverdi e bacche: in mancanza di conifere, ho usato le aromatiche:salvia, rosmarino, santoreggia, oltre a qualche bacca di rosa canina.
una candela
lana bianca
colla vinilica e sale per l'effetto-brina

La vera brina della mattinata!
L'occorrente


Come dicevo, bisogna inchiodare i legnetti al ceppo, in modo da renderlo stabile:








Poi ho "brinato" le piante aromatiche, come nel post precedente:

 

Per ultimo, ho assemblato i componenti semplicemente appoggiandoli e passando il filo di lana intorno al tutto.
ehm...qui ancora non si vede!


Un caldo abbraccio dalla Bassa bianca, nebbiosa e brinata!


Le pigne brinate e una ghirlanda:come far da sè

giovedì 13 dicembre 2012

Ieri sono uscita ma, ovviamente e fra le altre cose, ho dimenticato di comprare gli artifici vari per rendere "nevosa" la casa. Tanto meglio ;-)! Così ho avuto una buona occasione per risparmiare, evitare di inquinare e anche per divertirmi con i bambini.


Infatti mi sono ricordata che, per un effetto neve, bastano un po' di colla vinilica (o simili...funzionano anche le alternative ecologiche a base di farine!) e sale o zucchero.
Il procedimento, inoltre, è molto semplice e quindi adatto anche per i bimbi più piccoli.
Io ho fatto così: ho mescolato un po' di tempera acrilica bianca (una nocciola...ad ogni modo, il colore non è indispensabile)ad una pari quantità di colla vinilica, ho spennellato la pigna  e l'ho "impanata" nel sale. Fatto!
Semplice e d'effetto!

Poi, con le pigne così brinate, ho realizzato anche una ghirlanda da appendere alla porta:
 
Ho utilizzato una base in paglia (ma vanno bene anche cartone, rami, giornali accartocciati...le limitazioni sui materiali sono dovute più che altro all'umidità del luogo in cui la ghirlanda dovrà stare:una volta ho messo fuori dalla porta una ghirlanda con la base in carta di giornale...dopo tre giorni era diventata ovale!), l'ho ricoperta con le maniche di un maglione di lana infeltrito, arrotolandole attorno e fermandole sul retro con qualche punto, ed infine ho fissato pigne, stecche di cannella e perline con il caro vecchio filo di rame.

 Per evitare che il sale assorbisse l'umidità dell'esterno ho messo poca vernice trasparente opaca sulle parti innevate.

Ciao, alla prossima!
Deanna

calendario dell'avvento...ma anche no!

giovedì 6 dicembre 2012

Un post velocissimo per segnalarvi una cosa molto carina trovata in rete, a proposito di calendari dell'avvento:si tratta di una serie di scatole, scaricabili e stampabili gratuitamente dal (magnifico) blog Raumdinge, che possono essere assemblate anche con l'aiuto dei bambini. Io credo che ne farò dei piccoli pacchetti dono!






 




Bye!
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